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IL QUARTO STATO

Associazione Pellizza da Volpedo: mostra “La costruzione di un capolavoro”

Sabato 6 maggio 2017 alle 17, presso la Società Operaia, l’associazione Pellizza da Volpedo, é stata inaugurata la mostra “La costruzione di un capolavoro”.
La mostra sarà visitabile sino al 25 giugno p.v.

Da diversi anni l’Associazione svolge un’attività di promozione della conoscenza dell’opera di Pellizza, con accoglienza di gruppi e scolaresche per visite e attività sui luoghi pellizziani. L’esposizione in oggetto riguarda l’opera “Il Ponte”, che grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona potrà essere nuovamente esposta al pubblico durante la mostra. All’inaugurazione sono intervenuti Giancarlo Caldone, Sindaco di Volpedo e Dante Davio, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona.

 

 

Per informazioni:

tel. 0131.80318, 338.56.330.56

sito www.pellizza.it

info@pellizza.it.

 

L’autore del quadro in questione, è Giuseppe Pellizza da Volpedo.

Siamo in un paese di campagna, sono circa le dieci e mezzo del mattino d’una giornata d’estate, due contadini s’avanzano verso lo spettatore, sono i due designati dall’ordinata massa di contadini che van dietro per perorare presso il Signore la causa comune…”

Con queste parole Pellizza descriveva nel 1892 il progetto per un quadro di tema sociale.

Dario Mastromattei, blogger, studente ed assetato di conoscenza (potete visitare il suo blog http://www.arteworld.it/). ci spiega esattamente come quest’opera è nata, come è mutata nel tempo, fino ad arrivare alla versione definitiva che tutti noi conosciamo.

Il quarto stato Giuseppe Pellizza da Volpedo analisi

“Il quarto stato” Giuseppe Pellizza da Volpedo

Data di realizzazione: 1901

Dimensioni: 293 x 545 cm

Dove si trova: Museo del Novecento, Milano (dal 6 maggio al 25 giugno 2017 ha fatto ritorno “a casa” nella mostra di cui sopra.

Prima di giungere alla sua versione finale, questo grande capolavoro di Pellizza da Volpedo, ha subito diverse metamorfosi, durante le quali, il suo aspetto è gradualmente mutato.

Nel 1891, dopo aver assistito ad una manifestazione da parte di alcuni operai per le precarie condizioni di lavoro, l’artista, decise di riproporre quell’esatto momento in un dipinto.

Nel giro di qualche mese, il lavoro venne completato: i protagonisti, erano tre uomini che marciavano verso l’osservatore, con alle spalle una grande folla che li seguiva all’interno della piazza Malaspina a Volpedo.

Ambasciatori della fame Giuseppe Pellizza da Volpedo analisi

“Ambasciatori della fame” Giuseppe Pellizza da Volpedo

Questo piccolo abbozzo, intitolato Ambasciatori della fame, costituirà, successivamente, il nucleo centrale del quarto stato quadro.

Negli anni successivi, Pelizza da Volpedo non abbandonò il soggetto, anzi, ci tornò spesso su per effettuare delle modifiche, poiché era sempre insoddisfatto del risultato finale.

Nel 1895, nella continua rielaborazione dell’opera, (che avrebbe portato di lì a poco, alla nascita de il quarto stato quadro), l’artista abbandonò la precedente struttura, presente all’interno degli Ambasciatori della fame per inserire, invece, un numero sempre maggiore di persone al seguito dei tre protagonisti, trasformando così l’opera nella celebre Fiumana.

Fiumana Giuseppe Pellizza da Volpedo analisi

“Fiumana” Giuseppe Pellizza da Volpedo

Oltre all’integrazione di tanti nuovi protagonisti, l’artista decise di cambiare anche i colori della scena, utilizzando tonalità che spaziavano dal blu fino al verde per lo sfondo; inoltre, eliminò anche la presenza di ombre in primo piano, in modo tale, da conferire maggiore attenzione alla folla piuttosto che all’ambiente.

Tra le innumerevoli aggiunte introdotte all’interno della Fiumana, è da citare anche la presenza di una donna in primo piano che regge un bambino tra le sue braccia, la quale simboleggia, passivamente, l’umanità.

Fino al 1898, l’artista continuò a lavorare su questa scena, apportando modifiche sempre maggiori, al fine di rappresentare, attraverso questo preciso istante, l’umanità che procede verso un futuro, in cui la giustizia fa da padrona.

Nello stesso anno, ci furono i Moti di Milano, ed in particolare il massacro di Bava-Beccaris; questi eventi, esortarono ancor di più Pellizza da Volpedo a lavorare su questo suo grande lavoro della Fiumana.

In questi anni, trasformò la grande fiumana di persone, in un gruppo a cuneo rivolto verso lo spettatore; i protagonisti, ora non erano più dei semplici uomini, ma, erano diventati dei lavoratori, i quali avevano trasformato la propria lotta per i diritti in una lotta politica.

Con questo repentino cambio di significato, l’artista scelse di modificare il titolo dell’opera dalla Fiumana al Cammino dei lavoratori. Nel 1901, infine, terminate le modifiche strutturali, nacque, in maniera definitiva, il quarto stato Pellizza da Volpedo.

Il 4 stato è il nuovo protagonista dell’opera di Pellizza da Volpedo: gli uomini e le donne marciano sicuri per la piazza  (quella di Malaspina di Volpedo), con un passo lento e deciso, lasciando intuire che la vittoria è ormai nelle loro mani.

Nel lavoro di Pellizza da Volpedo quarto stato, l’obiettivo era quello di celebrare la vittoria della classe operaia, e non più, rappresentare, più semplicemente, un evento isolato.

L’uomo al centro, ha una mano nella cintola dei pantaloni e con l’altra regge la giacca sulla spalla, assumendo un atteggiamento di sicurezza, e guida l’intero gruppo alle sue spalle.

Accanto a lui, sulla sinistra, si trova un altro uomo che, silenziosamente, lo accompagna, mentre la giacca gli copre un braccio.

Sulla destra, si scorge la donna citata in precedenza, con i piedi nudi e con in braccio un bambino; le grandi pieghe nel suo vestito suggeriscono che sia in movimento. Inoltre, la donna è modellata sulle fattezze della moglie dell’artista, Teresa.

Alle spalle del trittico di protagonisti, si staglia un gigantesco gruppo di manifestanti, di cui tutti, dimostrano di essere calmi e pacati, consci di avere la vittoria dalla loro parte; nel particolare, è possibile notare che molti di loro sono stati ritratti in atteggiamenti perfettamente naturali: c’è chi si copre dal sole, chi guarda in altre direzioni, o anche chi si rivolge direttamente allo spettatore con lo sguardo.

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A terra ci sono dei blocchi, delle lastre rettangolari, come vedete dalla foto che segnavano, allora, le postazioni in cui dovevano stare i personaggi da rappresentare e io mi sono posizionata su quella della donna, imitandone anche la postura.

Pellizza scriveva i nomi di chi posava per le sue opere e li pagava tre lire al giorno.

Ah, tra l’altro, mentre mi trovavo nella piazza, è passato un pronipote del Pellizza; a Volpedo si sente ancora molto forte la presenza del pittore, vuoi perchè i suoi discendenti abitano ancora nel paese, vuoi perchè ogni angolo di Volpedo è tappezzato di copie di suoi quadri, proprio nel posto in cui furono dipinti, come vi farò vedere di seguito.

Questa è la piazza in cui stavano in posa i personaggi rappresentati dal pittore nel quadro

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Un lampione indica la posizione in cui il Pellizza piazzava il cavalletto. La tela Paesaggio: piazza Malaspina a Volpedo è il riassunto visivo di questo luogo.

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I luoghi del pittore rivivono attraverso le riproduzioni in grande formato di dieci opere disseminate nel borgo (sopra la mappa) e collocate in punti selezionati, a diretto confronto con gli scorci di paesaggio che le hanno ispirate. In questo museo all’aria aperta, il continuo paragone tra l’oggi e l’ieri sollecita il ricorso alla potenza dell’arte, che si manifesta via via lungo il percorso.

 

 

Panni al sole, altra opera del Pellizza.

Riproduzione immersa nel verde, proprio perchè quello è il posto che ha ispirato il pittore. Ma curioso è quello che ho visto nello studio del pittore: un particolare su il suo cavalletto.

Probabilmente lui ebbe l’ispirazione, e non avendo tela per fissare l’immagine, fece uno schizzo sul suo cavalletto, in pochi centimetri. Ora ve lo mostro.

Panni al sole

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Lo Studio, in cui si trova questo cavalletto, fu fatto costruire da Pellizza nel 1888, dopo aver deciso di vivere e operare nel paese natale, pur restando in contatto con le grandi correnti artistiche internazionali. L’atelier, che era per l’artista luogo di lavoro ma anche di studio e di incontro con gli amici, quando non gli era possibile dipingere en plein air, è aperto al pubblico e si presenta come un contenitore prezioso delle memorie di Pellizza.

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Giuseppe Pellizza

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E tutto il paese è costellato di riproduzioni del Pellizza. Come non sentirlo ancora tra noi?

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Volpedo è un paese in provincia di Alessandria in cui vale veramente la pena  passarci un’intera giornata, perchè oltre a Pellizza, alla mostra e al museo a lui dedicati, è un paese che ha molta storia alle spalle. Le case hanno conservato l’originaria pietra nuda, sottratta nei secoli al letto del vicino torrente, il centro è circonda da vecchie mura, d’impianto cinquecentesco, salvate dalla distruzione grazie all’intervento di Pellizza nel 1904. Vi sono poi la millenaria Pieve, gioiello romanico della val Curone e la chiesa campestre, già citata nel 965 e ricostruita nel XV sec., che presenta una facciata di assoluta semplicità e custodisce all’interno pregevoli affreschi quattrocenteschi.

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Tutto è ben indicato e ci sono pannelli didascalici ovunque: è semplicissimo visitare i luoghi senza dimenticarne nessuno.

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A fianco potete vedere orari e indicazioni utili per poter visitare la mostra che è aperta tutto l’anno.

Ricordo invece  che il quadro “il quarto stato” in originale sarà esposto in Volpedo fino al 25 giugno per poi far ritorno al Museo del novecento a Milano.

Per informazioni:

tel. 0131.80318, 338.56.330.56

sito www.pellizza.it

info@pellizza.it.

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